"Il Viaggio a Reims" al Rossini Opera Festival

Il Viaggio a Reims messo in scena dai ragazzi dell’Accademia rossiniana è ormai un appuntamento fisso del Rossini Opera Festival; chi quest’anno si aspettava un nuovo allestimento in occasione del 150esimo anniversario della morte del compositore è rimasto però deluso: la messa in scena è la stessa creata da Emilio Sagi nel 2001 e ripresa da Elisabetta Courir nelle repliche successive.
Nonostante sia arrivato ormai alla maggiore età, questo allestimento riesce ancora a non risultare obsoleto nelle idee e nella trasposizione di una moderna spa (anche se qualche elemento di scena dovrebbe ricevere una rinfrescatina: il cellulare anni Novanta usato da Belfiore, ad esempio, strappa già un sorriso nostalgico per un’era tecnologica che ormai sembra lontana anni luce). Conoscendo regia e scene inoltre è possibile valutare con maggiore attenzione i giovani cantanti, anche se, di contro, inevitabilmente si finisce con il fare dei paragoni con i cast degli anni precedenti, da cui sono usciti alcuni celebri cantanti del panorama lirico attuale. Alla luce di questo (e della diretta streaming sulle pagine social del Festival in cui si è potuto ascoltare il primo cast) dobbiamo dire che la recita a cui abbiamo assistito presentava una compagnia di cantanti “di buona volontà”: di nessuno si può gridare al miracolo, anche se per molti si auspica certamente un miglioramento.
Nella compagine femminile emerge Laura Verrecchia, Marchesa Melibea, grazie a una proiezione di voce e una presenza scenica già mature per un percorso professionistico.
Appena un passo indietro la Corinna di Aleksandra Sennikova, voce importante e ben emessa, capace anche di gestire colori e dinamiche, ma con una pronuncia russofona alla lunga fastidiosa.
Molto debole invece Larisa Stefan come Contessa di Folleville: la voce è veramente flebile e le colorature non vanno oltre una scolastica correttezza.
Più interessante la Madama Cortese di Milla Mihova, che sfoggia un bel timbro anche nel registro centrale ma deve migliorare un’emissione a tratti nasale.
Simpatica Anastasia Medvedeva come Maddalena.
Sul versante maschile abbiamo apprezzato il bel colore e l’omogeneità di registri di Nicolò Donini, Lord Sidney, e la sicurezza scenica e vocale di Igor Onishchenko, Barone di Trombonok.
L’incerta dizione di Petr Sokolov, Don Profondo, purtroppo ha minato la resa della sua “Medaglie incomparabili”, che ha il punto di forza proprio nel nitore del sillabato. Nulla che comunque non possa essere risolto con lo studio.
Corretta invece la prova di Alejandro Sanchez, gradevole Don Álvaro.
Risultati alterni per i due tenori della compagnia: mentre Anatoliy Pogrebnyy (un tronfio Cavalier Belfiore) esibisce un timbro gradevole e un discreto volume, Shanul Sharma disegna un Conte Libenskof piuttosto timido, con un’emissione talvolta “indietro” e una certa tendenza a sbiancare gli acuti.
Positiva la prova degli interpreti nei ruoli minori, che come gli altri anni si sono alternati ai colleghi nelle parti principali: Pablo Galvez (Don Prudenzio), Antonio Garés (Don Luigino/Zefirino/Gelsomino), Maria Laura Iacobellis (Delia), Claudia Muschio(Modestina), Carles Pachón (Antonio).
Alla direzione della Filarmonica Gioachino Rossini, Hugo Carrio non si distingue per varietà di dinamiche, nonostante i tempi serrati; il volume dell’orchestra inoltre ha coperto i cantanti in più occasioni. Alla fine della recita applausi per tutti, in un teatro Rossini pieno ma non al completo.
(Recensione pubblicata su OperaClick il 22 agosto 2018)

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